Innovazione: sì, ma quando diventa una forzatura?

Togliamoci il dente, scrivo subito la definizione di “Innovazione” secondo Treccani così da avere già un punto di partenza.

s. f. [dal lat. tardo innovatio –onis]. – 1.a. L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione e sim.: la nostra società richiede una profonda i., o, al plur., profonde i.; i. politiche, sociali, economiche. b. In senso concr., ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica, ecc.: un’i. felice, ricca di conseguenze e di risultati; le i. sinora introdotte si sono dimostrate insufficienti; proporre, progettare, tentare innovazioni; i. tecnologica; i. organizzativa (in un’azienda); incentivare le i. dei processi produttivi; anche in particolari meccanismi o prodotti dell’industria: nell’ultimo modello sono state apportate interessanti innovazioni.

Detto ciò, possiamo passare alla riflessione.


Infatti la mia vuole proprio essere una riflessione, forse anche uno sfogo perché no e non solo una polemica sterile o una critica desertica.

Come sapete, a me piace seminare qua e là input diversi e vedere che discussione ne verrà fuori.

Lo faccio in primis con me stessa ed è per questo che scrivo così tanto.

Ma veniamo al succo della questione, in fondo siete qui per questo.


Da brava “overthinker” quando partecipo ad una conversazione, specialmente se riguarda tematiche a me care, ci ripenso per intere settimane.

Non riesco a rimanere indifferente a praticamente nulla dell’esistenza, ogni cosa mi tocca e mi segna profondamente.

Questo è un male? Questo è un bene?

Non credo che lo scoprirò in questa vita e forse non ne basteranno altre per saperlo.


Il motivo di tante parole che oggi condivido con voi è che una volta ho sentito una frase che ha veramente messo in discussione la mia visione del design, rafforzando ciò in cui già credevo ed allontanandomi ancora di più da ciò in cui non ho mai creduto.


Insomma, la frase era: “Si, ma fallo più…innovativo!”

Avete presente il verso dei grilli in sottofondo quando cade nella stanza un velo di imbarazzo totale? Ecco.


Partiamo dal presupposto che l’innovazione non può essere inventata a comando perché oggettivamente tutto e niente è innovativo, la cosa è strettamente relativa al contesto in cui la stessa definizione viene applicata.

In secondo luogo, per me “innovazione” non è sinonimo di “show-off” e non lo sarà mai. Non credo nell’utilizzo del termine come un vezzo estetico perché ridurre l’innovazione ad una mera aggiunta stilistica mi sembra poco corretto.


Innovare non significa esagerare, mostrare, sottolineare, rimarcare, esasperare. Innovare significa prendere il passato per mano ed accompagnarlo verso il futuro, facendo una passeggiata nel presente.

Non credo che rendere un’abitazione “all’avanguardia” equivalga direttamente ad “innovare” se, ad esempio, i residenti della medesima non hanno possibilità di interagire con i suddetti mezzi tecnologici per svariati motivi.

Così facendo non si porta l’innovazione, o meglio sulla carta sì perché magari sono stati inseriti dei bei sistemi smart in tutta la casa, ma per quelle persone che potrebbero tranquillamente essere soggetti non interessati e/o affini alla tecnologia, si porta solo frustrazione.


Non riesco a comprendere perché l’innovazione debba essere associata a design stratosferici, prepotenti o che spesso non tengono conto dell’ambiente in cui si sviluppano.

Innovare dovrebbe essere come cucire un abito sartoriale: misurato, preciso ma comunque unico.


Per me l’innovazione è mostrare alla gente ciò che si può fare con i mezzi di cui dispone già, dando certamente quel quid in più ma mai allontanando quella stessa gente e quegli stessi mezzi dalla loro vera natura. Innovare per me è anche semplicemente spostare un tavolo, se questo significa portare beneficio a chi su quel tavolo si siederà ad avere le conversazioni più importanti della sua vita.


Sarò una sognatrice e sarò anche ingenua ma non riesco proprio a conformarmi con chi vuole a tutti i costi esagerare per dimostrare, nascondendosi nell’ombra dell’innovazione, termine forse abusato e dall’interpretazione soprattutto personale.


Dove voglio arrivare con questo discorso? Da nessuna parte, come al solito.

Però credo che sia importante aprire la strada a discussioni come questa perché sono veramente stanca di sentirmi ripetere che “devo innovare” quando io sono ancora qui ad interrogarmi se esista davvero una definizione universalmente valida di questo concetto.


Quello che so per certo è che non credo nelle forzature, non ci ho mai creduto.

Ho sempre lottato per la trasparenza che alla fine, secondo me, è ciò che più si avvicina alla vera innovazione.

Spero di avervi regalato qualche spunto di cui parlare in settimana.


Con amore,

#IFL.


“Innovazione! Una persona può essere sempre innovativa. Io voglio creare classici.” (Coco Chanel)
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