"Fomo" vs "Jomo": la paura di essere tagliati fuori e la gioia di perdersi qualcosa.

Buon Lunedì cari amici del Circolo.

In questo nuovo articolo affronteremo una tematica che non è direttamente legata all’arte e al design ma che indirettamente ci riguarda più di quanto immaginiamo.

Alcuni di voi avranno sicuramente sentito parlare di “FOMO”, acronimo di “Fear of missing out” cioè la paura di perdersi qualcosa, di mancare qualche occasione o più semplicemente di essere tagliati fuori.

All’effettivo, la “Fomo” indica:

“ una forma di ansia sociale caratterizzata dal desiderio di rimanere continuamente in contatto con le attività che fanno le altre persone, e dalla paura di essere esclusi da eventi, esperienze, o contesti sociali gratificanti.”

Non sono di certo un’esperta di psicologia e lungi da me ambire a ciò in questo spazio ma trovo che nel momento storico che stiamo vivendo sia più che mai importante, necessario e, sì, anche imprescindibile parlare di argomenti tanto delicati e tanto reali.

La Fear of Missing Out, perciò, collega i bisogni sociali degli individui (ad esempio il rimanere in contatto con gli altri) con l'impegno sui SNS (social networking sites). Accedendo a questi tramite dispositivi mobili, come glI smartphone, si ha la possibilità di restare sempre connessi con gli altri e partecipare alle loro vite. Ciò è reso possibile dal fatto che l'offerta dei social network su cui poter condividere momenti della propria vita privata è sempre più ampia, rendendo quindi abituale l'essere sempre connessi e reperibili. Vi è un collegamento importante, difatti, tra FOMO e dipendenza da smartphone: a livello teorico il concetto di FOMO si sviluppa online ed è considerato un segnale predittivo dell'insorgenza di dipendenza da smartphone e sofferenza emotiva , ma i comportamenti che la caratterizzano non si verificano online.”

Siamo oggettivi: viviamo in una società che ci impone di essere presenti e se non sei sul pezzo allora sei proprio fuori dai giochi.

Che ci piaccia o meno, non si tratta di generalizzare ma bensì di analizzare criticamente e farsi un’esame di coscienza collettivo.

Trovo abbastanza deprimente che alcune persone, me compresa, debbano sentire un tale fardello sociale sulle proprie spalle per non sentire, al contrario, il fardello dell’inutilità.

Perché credo fortemente che chi sperimenta la “Fear of missing out” in realtà non abbia altro che un enorme desiderio di non sentirsi un fallimento o, almeno, di aver fatto tutto ciò che era in suo potere per non diventarlo.

O almeno, questo è ciò che faccio io.

Vivo questa paura costantemente e a volte sono così terrorizzata dall’idea di potermi perdere qualche occasione che non riesco neanche a riposare o a concedermi un minuto di pausa perché inizio a pensare che, se dovessi rilassarmi troppo, qualcuno arriverà e prenderà il mio posto e io mi colpevolizzerò a vita.

Eppure se sono qui a scrivere oggi è perché c’è una cosa in cui credo più della paura, della preoccupazione o dell’aspettativa: la bellezza.

Credo che la bellezza ci salverà e probabilmente, anzi certamente, ci permetterà di diventare quello che siamo destinati ad essere, annullando ciò che le nostre paure ci avevano sussurrato ingannandoci furbamente.

E la bellezza, in questo caso, sta nella controtendenza di alcune persone che si fanno portatrici del messaggio opposto alla “Fomo”, ossia la “Jomo” : “Joy of missing out”, la gioia di perdersi qualcosa.

Superficialmente potrebbe sembrare un ennesimo booster fasullo di positive vibes di cui certamente non abbiamo bisogno ma i più attenti potranno invece osservare che la “Joy of missing out” non è altro che l’atto di rivoluzione che stavamo aspettando.

In un contesto storico-sociale che ci obbliga ad essere qualsiasi cosa pur di non essere nulla, la “Jomo” ci invita proprio a non scegliere e ad essere felici di perderci qualche occasione se questo significa guadagnare un po’ di salute mentale.

I sostenitori della JOMO non si fanno più stressare da questa illimitata varietà di possibilità e di impressioni digitali di una vita apparentemente perfetta. Chi scopre la gioia di perdersi qualcosa (JOMO) non cerca più di seguire ogni tendenza con l’illusione che dalla rete si riversi nella vita reale. Al contrario, fa un passo indietro e ascolta i propri bisogni. Si affida alla qualità invece che alla quantità, non lascia più che le decisioni personali vengano dettate dal "sarebbe stato meglio" e dal "dovrei", ma si concentra sulle persone e le attività importanti della propria vita, prendendosi regolarmente del tempo per se stesso: per rilassarsi, per pensare o semplicemente per non fare niente.”

- “JOMO: la controtendenza consapevole della FOMO” / Ionos

Trovo che questa sia una filosofia oltre che affascinante anche concretamente utile.

A volte si ha l’impressione che queste norme spirituali siano un po’ falsate e irrealistiche ma questa tendenza qui io la trovo tangibile e fruttuosa perché il concetto è chiaro e lineare: impara a dire di no, prenditi del tempo offline, concentrati sul “qui e ora” (tanto nessuno sa dove si troverà tra dieci anni!), stabilisci le tue priorità.

Un’ultima aggiunta vorrei farla io dal profondo della mia anima: cercate la bellezza.

Perché quando il cuore è impegnato alla ricerca della bellezza, la vita si carica di significato e le cose che contano diventano così evidenti che quell’occasione mancata alla fine si rivelerà un’ottima scusa per guardare un tramonto senza sentirsi in colpa.

Stasera guardiamo il tramonto e facciamo una rivoluzione.

Con amore,

#IFL.

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