Come gestire la mancanza d'ispirazione.

L’articolo di oggi non è strettamente legato all’arte e al design.

Il bello di gestire da sola questo blog è la libertà che ho nella scelta dei contenuti seppure a tanta bellezza corrisponde la stessa quantità di responsabilità e di stress.


Sono una perfezionista e, credetemi, questa non è sempre una cosa positiva.

Nell’ultima settimana ho avuto diversi “breakdown”, un termine moderno e decisamente più cool per indicare il punto di rottura.


Mi capita spesso, soprattutto ultimamente, di arrivare al punto in cui tutte le scadenze che mi impongo si rivelano essere oggettivamente inarrivabili.

Oltretutto, è impensabile credere di avere ogni giorno il medesimo livello di ispirazione per produrre con ritmo costante.

Non è umano, non è artistico, non è creativo.


Come avrete intuito, oggi parleremo proprio della tanto bramata “ispirazione”.


Sentirsi ispirati è la sensazione più inebriante per un creativo: le mani fremono, lo stomaco è in subbuglio, hai la necessità stringente di trovare una qualsiasi superficie dove appuntare la tua idea, ti disconnetti completamente dal mondo e non sei più presente perché vivi già nella visione di ciò che stai per realizzare.


Si crea un insieme di fattori entusiasmanti che ti portano a volere sempre più ispirazione, ogni volta a livelli superiori così alzi l’asticella e crei nuovi limiti da superare.

Magari a volte ci riesci anche a fare di meglio ma la verità è che non è sempre così.

Non è fisicamente possibile.


Non vorrei ricadere nel cliché della società che ci impone ritmi selvaggi, anche se un po’ è vero.

Perciò parlerò solo del mio caso perché alla fine siete qui, nella mia “casa”, e posso solo parlarvi di ciò che conosco davvero.

Generalizzare non è mai stato parte di me.


Sono stata una perfezionista da quando ho memoria.

Alle superiori questa tendenza era diventata maniacale: dormivo poche ore, ripetevo allo sfinimento quelle pagine di filosofia che volevo imparare precisamente e mi svegliavo alle 4 del mattino per ripassare.

Qualcuno potrà ammirare il senso del sacrificio, anche io l’avrei fatto.

Ma non si può ammirare qualcosa che non è sano.


C’è una differenza sostanziale tra il senso del sacrificio e l’annullamento di sé e vi posso garantire che il limite è sottile.

Più prendevo voti alti, più ne desideravo.

Più mi spingevo oltre, dormendo meno e studiando di più.

Cosa mi ricordo di quelle pagine? Veramente poco.

Perché non le stavo imparando per il gusto di farlo ma per il desiderio di rivincita, di ricompensa, di accettazione.


Mi sono dovuta educare alla compassione e alla comprensione, soprattutto verso me stessa. A volte non è sempre colpa della società, anzi, spesso siamo noi i nostri stessi sabotatori. Quando l’ho compreso è stato solo poco tempo fa e piano piano ho imparato a lasciar andare, a chiedere aiuto quando non riesco a finire tutti i miei compiti, a lasciar fare qualcosa anche agli altri, a dire “ho bisogno di una pausa”.


Chiedere aiuto non ci rende più deboli: ci rende, al contrario, fortissimi perché una persona che conosce i propri limiti, li accetta con amore e sa perdonarsi è davvero invincibile.


Come gestisco la mancanza di ispirazione oggi?


Vorrei potervi dare una lista di cose da fare per favorire l’illuminazione nelle vostre menti ma il web è già pieno di promettenti articoli a riguardo perciò io mi limito a dirvi la mia verità:


Semplicemente non la gestisco. Ma ho imparato ad ascoltarmi.


Ad esempio, so che quando sono triste riesco a produrre tantissimo perché esprimo il mio sentire attraverso le cose in cui sono impegnata.

Allo stesso modo, so che quando sono felice difficilmente riuscirò a produrre con la stessa intensità perché sono semplicemente presa a vivere la mia felicità.

Sarebbe un mondo ideale quello il cui si può scegliere quando essere produttivi ma la realtà è ben diversa.


Credo che alla fine di tutto l’importante sia semplicemente dosare la nostra energia, imparare a fare un po’ tutti i giorni perché anche quando ci sentiamo più aridi d’ispirazione qualcosa può venire fuori.

Magari non sarà brillante come ce l’aspettavamo ma potremo sempre riprendere in mano quel materiale quando ci sentiremo meglio.


Fatico ancora oggi ad accettare i momenti di blocco creativo.

Sarei ipocrita se vi dicessi il contrario. Però sto provando ad essere più gentile con me stessa, ad amarmi un po’ di più e a perdonarmi quando non riesco a raggiungere tutti gli obiettivi che mi ero fissata perché, forse, mi stavo chiedendo troppo.


In questi casi mi domando:

“Tratterei mai con tanta rigidità la persona che amo di più al mondo?”

Non credo.

Allora capisco che è il momento di prendermi il mio tempo per non essere produttiva. Semplicemente perché è giusto così.


Ecco, questo è più o meno tutto quello che so su come come gestire la mancanza d’ispirazione.

E voi, come fate?


Con amore,

#IFL.

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