Back to the 80’s: non si tratta solo di design.

«La nostalgia è negazione. La negazione di un presente infelice. E il nome di questo falso pensiero è “sindrome epoca d’oro”, cioè l’idea errata che un diverso periodo storico sia migliore di quello in cui viviamo. Vedete, è un difetto dell’immaginario romantico di quelle persone che trovano difficile cavarsela nel presente.»


Questa è la rappresentazione lucidamente reale della nostalgia secondo Paul in “Midnight in Paris” e se la mia vita fosse quel film, io ovviamente sarei Gil, sempre intrappolata tra presente e assenza di un passato mai vissuto.


Ho sempre provato una sorta di attrazione per il passato, non riesco mai a distaccarmi completamente da ciò che ho vissuto e ancor di più da ciò che non ho mai vissuto perché lo idealizzo talmente tanto da scordarmi di dove mi trovo veramente in quel momento.

Mi capita spesso di accendere la radio ed ascoltare un vecchio pezzo rock allora chiudo gli occhi e sono subito lì sotto al palco, senza telefono, a cantare ad un concerto dei Guns.


Credo che come qualsiasi persona nostalgica, questi siano sintomi di un’inadeguatezza che sperimentiamo nel vivere contemporaneo ma a me sognare piace così tanto che oggi il mio solito viaggio nel tempo lo voglio fare insieme a voi.


Pronti? Andiamo negli anni 80!


Il contesto di quegli anni è assolutamente caratterizzato da un sentimento di rivolta, di provocazione, di ricerca d’identità e leggerezza.

Si riscoprono e si potenziano le idee di libertà che alcuni erroneamente associano ad una superficialità nell’esecuzione o nel pensiero artistico ma, personalmente, credo sia stata più una necessità da parte dei creativi di annullare tutto ciò che c’era stato fino a quel momento e a volte per farlo è essenziale un cambio di rotta radicale.

Che piaccia o meno.


Come sappiamo tutti molto bene, la storia è un cerchio perciò ecco che tornano gli audaci anni ‘80 e entrano prepotentemente nelle nostre case facendo storcere il naso a coloro che bramano chissà quale innovazione glaciale ed ultra minimalista.


Il design degli anni ‘80 torna in un momento storico delicatissimo.


La situazione mondiale che ci troviamo a vivere è di incertezza, non possiamo nasconderlo, ma anche di consapevolezza e mi sembra più che calzante la reintroduzione concettuale delle idee di coraggio, leggerezza, colore, bellezza che gli eighties si portano dietro.


E’ bene ricordare che in quegli anni a dominare la scena in Italia c’era il Gruppo Memphis, il collettivo post modernista italiano di design e architettura fondato da Ettore Sottsass il quale, a dispetto di coloro che predicavano il “buon gusto”, si fa portavoce del colore e dell’abbondanza formale di geometrie.

Da quel momento in poi si diffonderanno le immagini dell’open space, che ormai è un must-have nella nostra contemporaneità, e del mix di stili diversi.


Tutte azioni non necessariamente studiate ma comunque importanti perché, se lette simbolicamente, sono la metafora della rottura con ogni etichetta o tradizione.

Ed io non potrei essere più d’accordo con questa linea di pensiero.


Ciò che amo del design è che ci permette di essere tutto quello che desideriamo, sta a noi scegliere se seguire le mode o distruggerne alcune e riabilitarne altre.


L’errore più banale che potremmo fare in quanto designer è rimanere schiavi dei nostri stessi gusti per poi accorgerci che non sono mai stati neanche veramente nostri.


Ognuno di noi ha un messaggio e avere la possibilità di condividerlo è un lusso che non è concesso a tutti e ciò che possiamo imparare da questo ritorno glorioso degli eighties è che dobbiamo avere il coraggio di essere veri, forse incompresi ma comunque tremendamente veri.


Con amore,

#IFL

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